“Scimmie Digitali” di Paolo Artuso e Maurizio Codogno . Recensione a cura Michele Sabatini

“Scimmie digitali. Informazione e conoscenza al tempo di internet”

 di Paolo Artuso e Maurizio Codogno

Recensione di Michele Sabatini

Pubblicato per i tipi di Armando Editore, disponibile in edizione cartacea ed ebook, “Scimmie digitali. Informazione e conoscenza al tempo di internet” è il libro che il filosofo Paolo Artuso ed il matematico Maurizio Codogno hanno dedicato al web e ai modelli di fruizione da parte delle persone. Un saggio breve, ma ricco di informazioni e riflessioni importanti per chiunque usi internet, per scambiare dati e notizie, o vivere la propria socialità estesa.

Diffusosi alla fine del secolo scorso, oggigiorno il web è utilizzato in maniera capillare in gran parte del mondo ed è diventato praticamente indispensabile nelle nostre società. Ma cosa, e soprattutto come, ha mutato le nostre mentalità, le nostre usanze e il nostro modo di comunicare? Cosa è rimasto invariato e quali sono le modifiche che l’informatizzazione ha apportato nel nostro cervello, in particolare in quello dei più giovani, ammesso sia vero?

La Rete sta infatti cambiando il nostro cervello e la nostra mente: ci stiamo impoverendo nell’ineluttabile passaggio dall’homo analogicus all’homo digitalis … O almeno questo è quanto vogliono farci credere alcuni guru autonominati. Tuttavia Artuso & Codogno non sono affatto d’accordo. I nostri principi comunicativi e cognitivi restano gli stessi: la mente è sì plasmabile e malleabile ma non può subire una trasformazione radicale in pochi decenni. Le bufale sono sempre esistite; concetti come la coda lunga sono soprattutto trovate pubblicitarie; nel mondo dell’always on quello che vogliamo è comunicare con chi ha i nostri stessi interessi. Conoscere è potere: ma per poter conoscere occorre prima imparare a trovare le cose davvero importanti. Questo libro offre gli strumenti per capire come sfuggire ai cacciatori di attenzione che sono i predatori dell’era tecnologica.

Quella proposta da Artuso & Codogno è una approfondita analisi del mondo digitale, condotta in modo critico e dettagliato, delineando il nuovo modo di comunicare attraverso i social network, le enciclopedie non ufficiali, le fake news e le bufale. “Scimmie digitali” si presenta così come una sorta di vademecum, una attendibile cartina al tornasole dell’attuale società digitale.

Sin dall’introduzione vengono definiti i concetti di digitale e di analogico, segnalando come nell’interazione con il reale la digitalizzazione stia plasmando una nuova tipologia di uomo  caratterizzata da atteggiamenti contrastanti. Gli autori dissentono dalla teoria secondo la quale la mente possa essere paragonata ad un “secchio vuoto” che viene riempito dalle tecnologie:  essa è infatti plasmabile e può assumere varie forme.  Non segue le regole dettate dalla società oppure dalla tecnologia, bensì quelle proprie basate su principi neurobiologici.

Qualunque tipo di comunicazione è costruita su principi fondamentali quali richiedere, informare, condividere. Questi stessi principi sono presenti nella comunicazione gestuale delle grandi scimmie così come nella comunicazione umana, i bisogni di base sono infatti gli stessi.

Con l’avvento del web, il processo di comunicazione è rimasto lo stesso, ciò che invece è cambiato è il modo di attuarlo: se prima il rapporto era uno-a-uno, con la televisione esso è diventato uno-a-molti, col computer ed internet è arrivato ad essere molti-a-molti.

Ciò finisce per avere ripercussioni sul processo comunicativo e di elaborazione delle informazioni, quando veniamo bombardati da una quantità pressoché infinita di nozioni e notizie, e cadiamo acriticamente nella rete dei motori di ricerca e dei social network come Facebook, che ci mostrano ciò che vogliamo vedere o più propriamente ciò che le grandi aziende vogliono farci vedere. È così che da cacciatori di contenuti, significati, diventiamo prede delle multinazionali.

Il libro è diviso in tre parti: nella prima, a cura di Maurizio Codogno, vengono definiti i meccanismi alla base del funzionamento della rete, l’evoluzione del nostro sapere e come la conoscenza si diffonde nell’era digitale. Quello che emerge è che, il passaggio dal mondo analogico a quello digitale, ha permesso la duplicazione delle informazioni e la loro diffusione, dato che le distanze fisiche non sono più un impedimento. In definitiva i social network non hanno portato nulla di nuovo, semplicemente facilitano la visibilità delle persone e dei loro atteggiamenti, con i loro pregi e difetti. I comportamenti delle persone nella vita reale, siano essi meritevoli o riprovevoli, vengono messi in mostra grazie ad un mezzo che permette loro di comunicare con un numero più vasto di contatti. Le cosiddette “bufale” o false notizie (fake news) non nascono quindi con il mondo digitale, sono sempre esistite, ciò che permette loro oggi di diventare virali è la possibilità di essere replicate e la condivisione assicurata dai nuovi media. Inoltre, non essendoci più un adeguato controllo della fonte, la fretta di essere i primi a dare una notizia permette la pubblicazione di notizie non adeguatamente verificate, anche di falsità. Ma questa è una problematica sia del mondo digitale che della vita reale. Troppo spesso nuovi media, tv, giornali, finiscono per diffondere fake news senza fare i dovuti controlli con il solo scopo di attrarre pubblico e lettori, di garantirsi un equilibrio economico-finanziario. L’idea di Orwell è che una bugia ripetuta a sufficienza diventi una verità, le bufale sono quindi qualcosa che va oltre la verità. È la Post-verità, ciò che l’Oxford Dictionary of English definisce come, ciò che denota o si riferisce a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti degli appelli a emozioni e credenze personali nel formare l’opinione pubblica.

Nella seconda parte, a cura di Paolo Artuso, viene analizzato il modo in cui è cambiata la comunicazione prima e dopo l’arrivo di Internet. Molti teorici affermano che l’avvento del web stia provocando effetti sulla sfera delle relazioni sociali, della cultura, sulla nostra psicologia e struttura biologica. Lo scrittore americano Nicholas Carr ad esempio, sostiene che il web starebbe modificando la nostra mente fino a renderci più stupidi. Secondo la sua teoria stiamo tornando ad essere uomini delle caverne, costretti ad essere attenti ad ogni minimo segnale di pericolo, incapaci di soffermarci in maniera critica sulle cose. Internet ci starebbe abituando ad operare in modo superficiale e multitasking, diventando così incapaci di approfondire i contenuti. Secondo la scienziata britannica Susan Greenfield il cervello umano si adatta facilmente a qualsiasi ambiente ed alle sue modifiche, come ad esempio il “cyberworld”, il quale starebbe depotenziando le capacità cognitive ed emotive facendoci diventare più autistici e meno empatici. Tuttavia gli autori del libro tengono a precisare che “ogni nuova conquista tecnologica ci ha messo in grado di fare cose che prima non eravamo in grado di fare”. Essi finiscono così per smontare le teorie più fantasiose, spiegando l’argomento sia dal punto di vista antropologico, psicologico, biologico e neurologico, sia da quello sociologico ed economico.

In verità con l’avvento della rete la comunicazione ha subito una modificazione, ma resta sostanzialmente la stessa. È possibile dimostrare ciò ricorrendo allo schema di Tomasello che definisce le tipologie delle motivazioni comunicative: Richiedere (richiedere aiuto o informazioni); Informare (offrire aiuto o informazioni); Condividere (condividere emozioni o atteggiamenti).

Nell’era digitale questi elementi vengono utilizzati in modo diverso, ma simile alla comunicazione classica: a) Informare. Nelle nostre comunicazioni social informiamo su fatti, eventi che ci interessano o di cui vogliamo mettere al corrente gli altri (es. Facebook, Twitter, etc.); b) Richiedere. Spesso chiediamo informazioni, aiuto, consigli, attenzione. Possiamo scrivere sulla bacheca di qualcuno oppure “taggarlo” in un post. Anche attraverso le emoticons possiamo fare una richiesta, come l’utilizzo di una faccia dubbiosa che può significare “allora?”, “Sei sicuro?”; c) Condividere. Condividiamo informazioni, post, notizie, immagini, fotografie attraverso le quali esprimiamo delle emozioni.

La comunicazione classica prevedeva la trasmissione di un messaggio da parte di un mittente attraverso l’utilizzo di un codice comune usando un canale che lo portasse al destinatario. “Noi (mittenti) siamo in possesso di un oggetto (messaggio) che dobbiamo trasmettere a qualcuno (destinatario), e ci dobbiamo assicurare che arrivi a destinazione nella maniera migliore. Per fare questo veicoliamo il nostro oggetto in un sistema di trasmissione (canale), impacchettandolo tramite un opportuno sistema di segni condivisi da tutti (codice)”.

Le comunicazioni in rete invece sono soggette al malinteso ed alle incomprensioni. Abbiamo un mittente che produce indizi verso un destinatario che a sua volta produce interpretazioni di questi indizi. Spesso e volentieri l’io virtuale diventa più raggiungibile dell’io fisico, provocando malintesi, accontentandoci di un riscontro da parte dell’io-Facebook piuttosto che dall’io reale. È per questo, che lo scrittore americano Andrew Keen, percepisce la realtà dei social media come una realtà di isolamento umano: l’uomo in rete è ovunque e da nessuna parte. Internet è la patria del narcisismo. I nuovi eroi non sono seguiti per le loro grandi gesta, oppure per ideali di libertà ed uguaglianza. Oggi, gli eroi sono sportivi, attori, soubrette. Mentre la gloria si basa sul merito personale e dura nel tempo, la fama che accompagna i “nuovi eroi” spesso esalta personaggi equivoci o umanamente insignificanti. La celebrità diviene un simulacro privo di virtù, che persegue solo il fine personale.

La terza parte, scritta a quattro mani da entrambi gli autori, è dedicata all’utilizzo dei filtri su motori di ricerca e social network, e sull’influenza che hanno sulla nostra conoscenza. I motori di ricerca e i social network ci conoscono grazie alle tracce che lasciamo in rete, proponendoci ciò che a noi piace. Gli autori paragonano i filtri di Internet a degli occhiali colorati che ci permettono di vedere il mondo in base ai nostri gusti, così come lo vorremmo, confermando le nostre sicurezze. La personalizzazione, ovvero il tracciamento delle abitudini di consumo, avvicina il nostro mondo e ci nasconde il resto. Ci nasconde la realtà. Vediamo ciò che vogliamo vedere e quello che gli altri (le multinazionali) decidono di farci vedere, filtrando così gli annunci pubblicitari e anche le notizie. Se sui social network l’importante è apparire, non conta il contenuto ma il contenitore. Le notizie seppur false vengono accettate ed accreditate dalle convinzioni delle singole persone, senza valutare le fonti.

Pur essendo breve “Scimmie digitali” è un saggio completo, che offre una prospettiva molto ampia sul fenomeno del web e dei social network, e lo fa con un linguaggio e dei metodi semplici, accessibili a tutti. È un libro equilibrato, che prende in esame i pro e i contro, e che potrebbe portare i lettori  ad un uso più consapevole e maturo della rete.

“Dobbiamo preservare la nostra dimensione individuale ed evitare che il fragile confine tra noi e gli altri venga irrimediabilmente abbattuto. Noi non siamo gli altri e gli altri non sono noi. Abbiamo bisogno del confronto sociale con l’altro per capire chi siamo, ma allo stesso tempo dobbiamo irrobustire il nostro ‘io’ in uno scambio serrato con il prossimo che ci metta in discussione e ci consenta di crescere per potere esprimere al meglio le nostre potenzialità”.

Paolo Artuso si è laureato in Filosofia della Scienza all’Università di Roma “La Sapienza”. Ha insegnato Filosofia della Scienza all’Università di Cassino dal 2004 al 2008, attualmente, nella stessa università, insegna Tecniche argomentative. È autore di Hilary Putnam: realismo e comprensione (Pisa, 1995), La nuova comunicazione interna (con G. Mason, Roma, 2008) e di articoli e saggi su riviste specializzate. Nel tempo libero si dedica alla fotografia.

Maurizio Codogno. Laureato in matematica nel 1986 presso l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore, e in informatica nel 1991. Internauta della prima ora – ha iniziato a frequentare la rete nel 1984, e nel 1994 ha creato il suo primo sito web – ha contribuito agli standard internet definiti dall’IETF ed è stato direttore esecutivo della Naming Authority italiana. Impegnato nella divulgazione della matematica, ha scritto per Vallardi Matematica in relax (2011) e per Codice Edizioni Matematica in pausa caffè (2014), Matematica in pausa pranzo (2016), Numeralia (2019). È anche portavoce dell’associazione Wikimedia Italia.

SCHEDA LIBRO

Titolo: Scimmie digitali. Informazione e conoscenza al tempo di Internet

Autori: Paolo Artuso e Maurizio Codogno

Editore: Armando editore

Anno edizione: 2018

Pagine: 160 p.

ISBN: 9788869923524

Prezzo: € 15,00 brossura (€ 8,99 formato EPUB)