#StoriediVitaperDEA – ALESSANDRA, LA CHIRURGO PEDIATRICO IN AFRICA a cura di Giovanna Fasciani

Alessandra: chirurgo pediatrico in Africa

Alessandra di Fidenza, provincia di Parma. Il nostro colloquio via skype mostra una donna energica. La passione per il suo lavoro è evidente nel suo linguaggio. Alessandra è una donna di 45 anni che fin da quando si è specializzata in chirurgia pediatrica lavora in Africa. La sua è stata una scelta naturale dopo aver conseguito il diploma. Non voleva una vita come hanno le altre donne, sposata e con figli, ma ha deciso di perseguire la sua passione per un senso di giustizia, per garantire le cure a chi non ne aveva.

 

La sua decisione non è stata subito accettata dai suoi famigliari e per questo ha dovuto lottare. Alessandra proviene da una famiglia numerosa: in totale sono 5 figli. Tutti i suoi fratelli e sorelle hanno studiato e son persone che hanno raggiunto gli obiettivi secondo ciò che immaginavano i suoi genitori. Lei si è distaccata dalle aspettative parentali e per questo ha sofferto.
Ripercorriamo insieme la storia di questa donna che lavora da anni in diversi paesi africani, inviata lì dove è necessaria la sua presenza. Alessandra si è laureata nel 2001 all’Università di Parma e dopo la specializzazione in chirurgia pediatrica è partita per l’Africa nel 2007. Forse la sua scelta è maturata anche grazie al suo professore che -come lei- lavora in Paesi poveri. Infatti la sua prima missione è stata al fianco del suo docente in Bangladesh. Questa prima esperienza l’ha resa talmente felice che ha deciso di esercitare la sua professione in Paesi meno ricchi. La sua prima missione l’ha svolta in Angola dove è rimasta per 5 anni. Da lì è passata in Mozambico dove ha lavorato 1 anno e mezzo; poi in Sierra Leone per 6 mesi; poi in Sud Sudan per un anno e mezzo, poi in Burundi, in seguito in Centrafrica per 2 anni e mezzo ed attualmente lavora a Entebbe, in Uganda. Mi spiega che in Africa non fa esclusivamente il chirurgo pediatrico ma è un medico a 360 gradi. Deve riuscire a fare diagnosi senza l’uso di strumentazione proprio perché carente. Lavora nel reparto maternità, ha imparato a fare ecografie pelviche proprio per aiutare le donne nella gestazione. Per far questo ha fatto un corso in Italia. Mi dice che le piace molto quando gli organismi internazionali si avvicinano al modo di pensare degli Africani e ne rispettano le consuetudini. Ama lavorare nelle zone rurali dove non esistono ospedali, per avvicinarsi maggiormente alle persone. In Africa l’accesso alle cure è difficile proprio per la lontananza degli ospedali. Chi vive nei villaggi ha difficoltà a raggiungere i centri sanitari che si trovano nelle città, soprattutto le donne, vuoi per mancanza di mezzi di trasporto, vuoi per gli impegni famigliari e di cura dei figli. Mi spiega che nei Paesi africani dove ha lavorato il fatto di essere donna chirurgo è un aspetto che ha una doppia valenza: nei paesi più poveri i pazienti sono diffidenti proprio perché donna, dall’altra nelle città dove esis

tono anche dottoresse,  il fatto di essere un chirurgo donna competente l’aiuta a essere presa come esempio da imitare, una role model per altre donne. Sottolinea però che devi dimostrare le tue capacità più di un collega uomo.

Quando necessario svolge docenze per le ostetriche, per le infermiere della maternità, forma le  persone facendole lavorare (training on the job). Mi

racconta che a volte ha preso dei ragazzi che avevano altre mansioni: lavoravano come cleaner o come portieri. Ha visto che erano
particolarmente intelligenti e li ha formati per diventare strumentisti e lavorare in sala operatoria proprio per risolvere la mancanza di personale qualificato. Ancora racconta che a volte capita di lavorare in sala operatoria con i bambini per risolvere malformazioni congenite, o

per appendiciti – peritoniti, per risolvere perforazioni intestinali per la febbre tifoide. Le patologie di cui si prende cura sono la malaria, il colera, la meningite, la TBC, etc… Mi dice che in Africa i chirurghi pediatrici sono pochissimi, le scuole di specializzazione altrettanto: da quello che le risulta ci sono solo due scuole, una in Mozambico e una in Senegal. Salutiamo Alessandra con un senso di piacere e di ammirazione, augurandole di fare il meglio!